sabato 4 ottobre 2008

9. Muoversi sul pavè



Dicesi pavé: un tipo di pavimentazione stradale formato da cubetti di piccole dimensioni (di pietra o di porfido) la cui dimensione è dell'ordine della decina di centimetri.
Questo capolavoro stradale sembra non interessi le altre città, se infatti ne parlate a un forestiero sentirete dirgli "il cosa?". E lo invidierete.
Motivo classico di lamentele dei milanesi, nessuno riesce a capire come sia possibile che in alcune strade molto trafficate la citta dell'Expo 2015 lasci ancora questa pavimentazione "vintage".
Credo sia pesantemente sovvenzionata dai meccanici, che devolvono il 20% degli introiti da sospensioni rotte alle casse del Comune (si perchè non sono simpatiche lastre livellate fra loro, ma più un Grand Canyon in miniatura).
In auto è infatti sconsigliato sfrecciarci, pena quel fastidio alle orecchie detto da traballìo e la radio che se hai un cd inserito ti salta all'ultima traccia (e perdi anche la garanzia se non sbaglio).
In motorino invece ti va venire il tunnel carpale (chi lo aveva gia ha sperimentato invece fenomeni di guarigione).
Ma il premio per chi rischia di più sul pavè va sicuramente ai ciclisti, visto che a fine percorso si troveranno i raggi piegati, il manubrio che tende verso destra o sinistra e la catena irrimediabilmente caduta.
Se vedrete in giro per il capoluogo ciclisti immobili come statue, con occhi sbarrati e con la faccia da "sto ricalcolando il percorso come il tom tom" guardate di fronte a loro: avranno sicuramente una via con l'accoppiata più temuta a Milano e provincia: pavè PIU' BINARI!
Aggiungete che un giorno su due a Milano piove.
E poi tornatevene pure a casa, nessuna meta vale quel rischio.

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